Cerco casa nel bosco, possibilmente vista mare nel Comune di Ravello

Pare che oggi basti definirsi “famiglia nel bosco” per ottenere simpatia, sostegno politico bipartisan e perfino una casa in comodato gratuito. Da cittadini “disadattati” – cioè non integrati o non accettanti la società in cui vivono – siamo passati al livello successivo: l’assistenza istituzionalizzata al rifiuto della società stessa.

Con il coinvolgimento del Vicepresidente del Consiglio, di partiti politici e perfino di raccolte firme. Una mobilitazione nazionale che meriterebbe ben altre cause.

Così, ispirato da questa inattesa stagione di generosità, cerco anche io una casa nel bosco.

Piccola, dignitosa: una stanza, cucina, bagno e un salone con camino. Un giardino per far vivere il mio cane in serenità.

Vista mare, se possibile. Siamo a Ravello: non voglio esagerare, mi allineo alle tendenze del momento.

I miei figli, però, preferisco lasciarli in città. Non per crudeltà, ma perché credo sia utile che passino qualche decennio a osservare dall’interno le storture della società: ingiustizie, ipocrisie, derive collettive.

Non per giudicare la società come “malata”, ma per capire che essa è semplicemente lo specchio degli esseri umani che la compongono.

E che le negatività che vediamo fuori spesso abitano prima dentro noi stessi. Solo riconoscendole si può cambiare davvero.

Nella mia vita ho conosciuto deputati, anche con incarichi rilevanti, qualche ministro, amici consiglieri regionali e comunali.

Mi auguro che qualcuno voglia spendersi per una raccolta firme a favore di questa mia richiesta.

A quanto pare, oggi funziona così.