Grand Hotel: avevo parlato di regolamento di conti. Oggi quelle parole pesano ancora di più

Vincenzo De Luca parla al microfono durante una conferenza

Quando ho commentato la decisione di sospendere la licenza al Grand Hotel Salerno ho utilizzato volutamente un’espressione forte: “regolamento di conti”.

Oggi il TAR sospende in via d’urgenza l’efficacia di quel provvedimento. E quella mia lettura politica assume un significato ancora più preciso.

Resta fermo un punto: chi deve soldi al Comune deve pagarli, fino all’ultimo euro. Ma allora perché trasformare una vicenda di riscossione in un atto amministrativo così clamoroso?

La mia convinzione si rafforza: quello contro il Grand Hotel è stato anche un atto simbolico. Un messaggio.

E probabilmente il destinatario non è soltanto la proprietà del Grand Hotel. È un messaggio rivolto a un pezzo della città economica e politica, a quegli interlocutori che negli ultimi trent’anni hanno operato mentre De Luca rappresentava il centro assoluto del sistema politico salernitano e che, durante la sua assenza fisica da Palazzo di Città, possono aver pensato che quella stagione fosse definitivamente conclusa.

La lettura politica che ne traggo è chiara: De Luca è tornato e vuole far capire che i conti tornano a farsi con lui, come si facevano prima.

Ed è proprio qui che emerge una contraddizione enorme.

De Luca continua a presentare pubblicamente il proprio ritorno come il nuovo che arriva per mettere ordine nel vecchio. Ma attraverso un atto simbolicamente così forte sembra comunicare ai suoi interlocutori economici e politici esattamente il contrario.

Durante la sua assenza fisica da Palazzo di Città, il sistema è rimasto nelle mani di chi gli è succeduto, a cominciare da suo figlio, mostrando, a mio giudizio, una evidente fragilità politica. In quella fase alcuni interlocutori possono aver ritenuto di avere margini di autonomia che prima non avevano.

Adesso il messaggio politico cambia: De Luca è tornato davvero. E vuole ristabilire gli equilibri, i rapporti e le regole non scritte di prima.

Ed è paradossalmente lo stesso concetto che sostengo sin dalla campagna elettorale e che De Luca cerca pubblicamente di negare: non esiste un De Luca nuovo contrapposto al vecchio sistema salernitano. De Luca era lì prima ed è lì oggi.

E forse proprio questo atto simbolico lo racconta meglio di qualsiasi discorso.