Salvini, un patriota moderno

Salvini si definisce patriota. Ma che tipo di patriottismo è quello che si esercita contro lo Stato?

Nel caso della cosiddetta “famiglia del bosco”, lo Stato è intervenuto non per reprimere, ma per tutelare dei minori. Salvini invece ha scelto di schierarsi contro magistratura, servizi sociali e Istituzioni repubblicane, legittimando una visione che rifiuta scuola, regole e società organizzata — salvo poi ricorrere alla sanità pubblica quando serve, come è accaduto dopo il grave avvelenamento da funghi che ha quasi portato alla morte alcuni membri della famiglia.

È proprio da quell’episodio che sono nate le verifiche sulla condizione dei minori: verifiche che hanno portato alla scoperta di ragazzi cresciuti in condizioni gravemente carenti sul piano educativo, culturale, sociale e perfino sanitario, non avendo mai avuto neppure un regolare percorso di visite pediatriche.

Qui non siamo davanti a un patriota, ma a un leader che usa la parola “libertà” per giustificare l’erosione sistematica dell’autorità pubblica e la parola “popolo” per coprire una progressiva demolizione dello Stato.

Lo stesso schema si ritrova nella sua idea di Europa. Uscire dal perimetro politico e diplomatico dell’Unione Europea non renderebbe l’Italia più sovrana, ma la riporterebbe nella condizione storica dell’“italietta” dipendente: asservita agli Stati Uniti, secondo i desideri di alcuni, oppure — nello schema culturale e geopolitico che Salvini ha più volte mostrato di preferire — nell’orbita della Russia.

In un mondo organizzato per grandi blocchi di potere, l’isolamento non è libertà: è subordinazione.

Il patriota difende le Istituzioni comuni, lo Stato di diritto e la forza collettiva del Paese.

Non le smonta. Non le indebolisce. Non le usa come bersaglio politico.

Il resto è retorica. E nemmeno particolarmente sofisticata.