Se fossi stato al posto di Roggero? La mia risposta sorprenderà molti

Sulla vicenda di Mario Roggero ho un’opinione che probabilmente non piacerà né a chi lo considera un eroe né a chi riduce tutto a uno slogan.

La rapina è un reato gravissimo. La solidarietà verso chi la subisce è fuori discussione. Ma proprio perché viviamo in uno Stato di diritto, la reazione deve restare entro i limiti della legge.

Per questo ritengo che la condanna sia stata giusta. Quando il pericolo è cessato, non siamo più nell’ambito della legittima difesa. Questo non significa giustificare i rapinatori. Significa affermare che il diritto vale per tutti.

Molti mi hanno chiesto: «Tu come avresti reagito?». La mia risposta è semplice: non lo so. Bisogna trovarsi in una situazione del genere per saperlo davvero. Non mi è mai piaciuto giudicare con leggerezza le azioni degli altri quando nascono da momenti di paura estrema.

Posso però dire una cosa. Se io avessi fatto la stessa cosa, mi sarei assunto fino in fondo la responsabilità delle mie azioni. Non avrei chiesto allo Stato o ai cittadini di cancellarne le conseguenze.

È proprio questo il punto che mi convince di meno. Non condivido la richiesta di grazia e non condivido la scelta della politica di sostenerla. La grazia è un istituto di clemenza, non uno strumento per rimettere in discussione una sentenza definitiva o per assecondare una campagna emotiva.

Lo Stato di diritto ha valore soprattutto quando applica le stesse regole a tutti. Condannare chi ha commesso una rapina è doveroso. Ma lo è anche condannare chi, una volta cessato il pericolo, ha oltrepassato il limite imposto dalla legge.

La giustizia non si misura dalla simpatia che proviamo per una persona. Si misura dalla capacità di applicare gli stessi principi a chiunque.