Una società giusta non si limita a punire i reati: deve creare le condizioni perché chi ha sbagliato possa assumersi le proprie responsabilità e costruire un percorso diverso. Anche chi vive situazioni di povertà, fragilità o esclusione sociale deve poter ritrovare opportunità e autonomia. Sono condizioni differenti, accomunate dalla necessità di non lasciare nessuno senza prospettive.
Per le persone condannate, il riferimento è l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione. La Legge 354 del 1975 individua nell’istruzione, nella formazione professionale, nel lavoro e nella cultura strumenti del trattamento (art. 15) e valorizza la partecipazione della comunità esterna al reinserimento (art. 17). Questo impegno non cancella la responsabilità di chi ha commesso un reato né la tutela delle vittime.
In questa prospettiva si colloca il mio impegno come presidente di SPES APS, associazione di promozione sociale che opera sui temi della formazione, della legalità e della tutela dei diritti. SPES può proporre progetti e costruire collaborazioni tra istituzioni penitenziarie, enti di formazione, Terzo settore e imprese, nel rispetto delle competenze e delle autorizzazioni previste dalla legge.
Un primo ambito riguarda la formazione per la qualifica di Operatore Socio-Assistenziale (OSA). Vogliamo valutare percorsi rivolti a persone detenute, ammesse a misure alternative o vicine al termine della pena, attraverso enti formativi accreditati. La realizzazione dovrà rispettare i requisiti di accesso e gli standard formativi della Regione Campania, comprese le attività pratiche previste, nonché le autorizzazioni necessarie per lo svolgimento delle attività negli istituti penitenziari.
Un secondo ambito riguarda la cultura e la comunicazione. Il progetto editoriale RINASCITA – Idee e riforme per una democrazia sociale, che intendiamo sviluppare anche come rivista mensile, potrà ospitare laboratori di scrittura, lettura critica delle notizie, ricerca e lavoro redazionale. La partecipazione delle persone detenute richiederà le autorizzazioni degli organi competenti, la supervisione editoriale e il rispetto della dignità e della riservatezza di ciascuno.
Queste iniziative sono progetti da costruire, non attività già garantite. L’accesso ai singoli percorsi dipenderà dalle condizioni degli istituti, dalle valutazioni individuali e dalla disponibilità dei partner. Potranno essere valutate anche le opportunità della Cassa delle Ammende, nel rispetto delle procedure e dei criteri di finanziamento; la collaborazione con gli enti pubblici potrà avvalersi degli strumenti di co-progettazione previsti dal Codice del Terzo settore.
Il mio impegno è promuovere percorsi di reinserimento misurabili nei risultati: persone coinvolte, formazione completata, competenze certificate, attività culturali realizzate e opportunità di tirocinio o lavoro effettivamente avviate. Perché una seconda possibilità non deve restare una promessa: deve diventare un’occasione concreta per ricostruire il futuro, con dignità, responsabilità e beneficio per l’intera comunità.